La consigliera regionale del PD attacca l'asse Roma-Campobasso: «Sconcertante rassegnazione davanti allo smantellamento di Termoli. L'elettrico cresce ovunque, tranne che in Italia».

CAMPOBASSO – Non è solo un investimento che sfuma, è una «sentenza nefasta». Alessandra Salvatore, consigliera regionale del Partito Democratico, usa parole pesanti per descrivere il tramonto del progetto ACC a Termoli. Una decisione che, secondo l'esponente dem, non colpisce solo il basso Molise, ma rappresenta un colpo mortale all'intero comparto manifatturiero italiano.
Il bersaglio della Salvatore è duplice: il Governo Meloni a Roma e la giunta Roberti in Molise. Per la consigliera, entrambi avrebbero assistito passivamente al deragliamento del progetto:
«Sconcerta l’inerzia di chi non ha lottato per salvare la Gigafactory né ha saputo richiamare Stellantis alle proprie responsabilità. Non siamo davanti a una sfortunata fatalità, ma a un'assenza totale di politiche industriali all'altezza del Made in Italy».
Mentre i sostenitori dello stop al progetto evocano una crisi del mercato elettrico, Salvatore ribalta la prospettiva:
Produzione globale: L'elettrico è in espansione e le fabbriche aprono in tutta Europa.
Il caso Italia: La produzione viene potenziata ovunque, tranne che negli stabilimenti italiani. Per il PD, le soluzioni prospettate oggi da Stellantis per Termoli non sono che «umilianti ripieghi» che allontanano il sito molisano dalla modernità e dall'ecosostenibilità. La nota si chiude con un appello alla determinazione. Il PD rifiuta l'idea di un declino ineluttabile: «Termoli può e deve tornare a essere il punto nevralgico della produzione di qualità», conclude Salvatore, assicurando che il partito farà barricate per difendere il destino dei lavoratori e l'eccellenza tecnologica del sito.






