Controlli antidroga con le unità cinofile di Chieti tra i banchi. L'iniziativa, coordinata dalla Prefettura, punta sulla prevenzione del disagio giovanile e sulla cultura della legalità .

TERMOLI (CB) – Non una semplice operazione di controllo, ma un forte messaggio di vicinanza e tutela per le giovani generazioni. Questa mattina, i Carabinieri della Compagnia di Termoli, supportati dal Nucleo Cinofili di Chieti, hanno fatto tappa presso l’Istituto Alberghiero della città adriatica per un servizio mirato alla prevenzione del consumo di stupefacenti.
L'attività , coordinata dal Comando Provinciale di Campobasso, ha visto i militari impegnati nel setacciare gli spazi comuni e le aule, con l’obiettivo di sradicare la cultura dell'illegalità dai luoghi della formazione.
Lo spirito dell'intervento va ben oltre il monitoraggio delle violazioni amministrative o penali. L'Arma punta a innescare nei ragazzi una riflessione profonda sui rischi legati al mondo delle droghe, descritto come un percorso di "dolore e autodistruzione".
«L'obiettivo è sensibilizzare concretamente i ragazzi verso uno stile di vita 'drug free'», spiegano dal Comando. «Vogliamo che il rifiuto verso gli stupefacenti diventi una scelta consapevole e netta per il loro futuro».
L’operazione si inserisce nel solco delle direttive tracciate dalla Prefettura di Campobasso. Sotto l'impulso del prefetto Michela Lattarulo, è stato infatti avviato un modello di sicurezza integrata che vede scuola e Forze dell'Ordine camminare di pari passo.
I punti chiave di questa strategia includono:
Sinergia Istituzionale: Collaborazione diretta tra dirigenti scolastici e militari.
Prevenzione del Disagio: Intercettare i segnali di malessere giovanile prima che sfocino nell'illegalità .
Approccio Educativo: Trasformare il controllo in un momento di dialogo e consapevolezza. L'iniziativa di oggi a Termoli rappresenta solo una tappa di un percorso più ampio che interesserà diversi istituti della provincia. La presenza delle unità cinofile tra i banchi non serve a intimidire, ma a ribadire che la scuola deve restare un luogo protetto, dove la crescita professionale dei futuri chef e operatori dell'accoglienza non sia minacciata dalle ombre della tossicodipendenza.








