Le parole del Commissario Bonamico accendono la rivolta. Sindaci e politica barricati: «Scelta inaccettabile che cancella il futuro del territorio». Castrataro in tenda da tre mesi.

ISERNIA / TERMOLI – Il nuovo Piano Operativo Sanitario (POS) 2026-2028 rischia di trasformarsi in un terremoto per la sanità molisana. Le recenti dichiarazioni del Commissario ad acta Marco Bonamico, che ha delineato gli orientamenti dei tavoli tecnici romani, hanno confermato i timori più bui: la chiusura del Punto Nascite del "Veneziale" di Isernia e del laboratorio di Emodinamica a Termoli.
Una prospettiva che ha scatenato un’ondata di indignazione trasversale, unendo amministratori locali e movimenti civici in un unico grido di protesta contro la "razionalizzazione economica" che sacrifica il diritto alla vita.
La consigliera comunale di Isernia, Filomena Calenda, ha definito la scelta come un attacco alla dignità della comunità:
«Sottrarre il servizio della nascita significa marginalizzare un territorio. La salute non può essere subordinata a logiche di bilancio: dobbiamo garantire sicurezza e prossimità alle donne e ai neonati».
Duro anche il commento di Candido Paglione, sindaco di Capracotta, che vede nel depotenziamento degli ospedali di Isernia e Agnone una condanna allo spopolamento delle montagne:
«Senza sanità non c'è futuro. La protesta del sindaco Castrataro, che da tre mesi dorme in tenda davanti all'ospedale, è il grido di un territorio che non vuole morire. Difendere la sanità pubblica significa difendere la Costituzione».
Non meno critica la situazione sulla costa. Il referente di Costruire Democrazia a Termoli punta il dito contro la possibile chiusura di Emodinamica:
Mancanza di confronto: Nessun dialogo formale tra Commissario, Regione e Sindaci.
Rischi vitali: Patologie tempo-dipendenti (infarti e urgenze ostetriche) non permettono trasferimenti fuori regione o viaggi della speranza.
Fallimento politico: Il divario tra le promesse elettorali di difesa degli ospedali e la realtà dei tagli è ormai incolmabile. La soluzione proposta da diverse forze politiche è netta: chiudere la stagione del commissariamento per restituire al Molise l'autonomia di programmazione. Curarsi in regione, per chi paga le tasse in Molise, non deve essere un privilegio ma un diritto garantito. In caso contrario, il rischio è che la "razionalizzazione" economica si trasformi in una definitiva desertificazione sanitaria dei territori interni e costieri.







