Il weekend del 25 e 26 aprile segna il ritorno del convoglio d'epoca sull'intera tratta di 128 km. Due giorni di viaggio tra Molise e Abruzzo all'insegna del fascino della lentezza.

ISERNIA – Un fischio che i binari molisani non sentivano da sette lunghi anni. Il treno storico torna finalmente a percorrere l’intera spina dorsale dell'Appennino, collegando nuovamente Isernia e Sulmona lungo una delle ferrovie più spettacolari d'Europa. Un evento attesissimo, coordinato dall'associazione LeRotaie-Molise, che trasformerà l'ultimo weekend di aprile in un viaggio nel tempo tra natura e cultura.
L'evento è stato studiato per unire i due capolinea con un doppio appuntamento che toccherà i borghi più suggestivi della tratta:
Sabato 25 Aprile (Sulmona ➔ Isernia): Il convoglio partirà dall'Abruzzo con una tappa speciale a Carpinone, dove la comunità locale accoglierà i viaggiatori con una festa in stazione. All'arrivo nel capoluogo pentro, i turisti potranno immergersi nella storia di Aesernia visitando il centro storico e il MOFIS, il museo ferroviario situato nel parco urbano della stazione.
Domenica 26 Aprile (Isernia ➔ Sulmona): La vera svolta simbolica. Dopo quasi tre quarti di decennio, il treno storico tornerà a partire da Isernia. Il viaggio punterà verso Nord, inerpicandosi sui rilievi fino alla sosta panoramica di Campo di Giove, ai piedi della Maiella, per poi concludersi a Sulmona. Il ritorno del treno è il coronamento del lavoro dell’associazione LeRotaie-Molise, attiva dal 2012. Oltre all'organizzazione dei viaggi, l'associazione gestisce il MOFIS, diventato un punto di riferimento nazionale per gli appassionati. Il museo non è solo una collezione di cimeli, ma il cuore pulsante di un parco urbano che racconta l'importanza sociale e storica del binario per le aree interne.Il ripristino dell'intera tratta non è solo un regalo per i nostalgici, ma una boccata d'ossigeno per l'economia dei piccoli borghi attraversati. Il "treno della neve" (o Transiberiana d'Italia) si conferma uno strumento unico per riscoprire il paesaggio appenninico con ritmi umani, lontano dalla frenesia della modernità, celebrando un matrimonio perfetto tra archeologia industriale e biodiversità.







