Fronte comune per il Punto Nascita di Isernia e l'Emodinamica di Termoli. Il movimento civico attacca: «Basta promesse tradite, la "Golden Hour" non aspetta i decreti».

ISERNIA – «Chi risponderà del minuto che manca?». È questa la domanda bruciante che il gruppo consiliare Comunità Attiva pone ai vertici della sanità molisana e nazionale. Mentre il dibattito sui tagli previsti dal Piano Operativo 2026-2028 infiamma il territorio, il movimento isernino interviene con una nota durissima, chiedendo di smetterla di trattare il diritto alla salute come un "interruttore" che si accende e si spegne a colpi di decreti.
Al centro della protesta, il destino del Punto Nascita del Veneziale e del laboratorio di Emodinamica del San Timoteo, definiti come le due estremità dello stesso "filo della vita".
Per Comunità Attiva, la razionalizzazione economica si scontra con la realtà brutale dell'emergenza. Non si tratta di meri numeri o volumi di prestazioni, ma di secondi che decidono il destino delle persone:
Punto Nascita (La vita che arriva): Rappresenta il futuro e la sicurezza delle famiglie. Toglierlo significa condannare un territorio all'ansia della distanza proprio nel momento dell'accoglienza.
Emodinamica (La vita che resiste): È il presidio contro il silenzio improvviso di un cuore che si ferma. In cardiologia esiste la cosiddetta "Golden Hour" (l'ora d'oro), quel lasso di tempo critico in cui un intervento tempestivo fa la differenza tra la vita, la disabilità o la morte.
«In emergenza non si recupera il tempo perso», avverte il gruppo. «Quando quel tempo manca, non manca un numero in una tabella: manca un abbraccio, manca un ritorno a casa».
Il movimento civico lancia un monito contro il rischio di divisioni interne: l'idea che si debba scegliere tra Isernia e Termoli, o tra un reparto e l'altro.
Contro la disumanizzazione: Termini tecnici come "sub-standard" o "cessazione" rischiano di nascondere il volto dei pazienti fragili.
Contro il silenzio politico: Il gruppo richiama i parlamentari molisani a una "veemenza" pari a quella mostrata nelle battaglie nazionali.
Un simbolo di lotta: Viene citata la protesta del sindaco di Isernia, Piero Castrataro, che da 90 giorni vive in una tenda davanti all'ospedale, come segno tangibile di un'urgenza che non può più essere ignorata. La nota si chiude con un appello che scuote le coscienze: la difesa degli ospedali non deve essere una battaglia di parte, ma un atto di protezione verso le persone. «Se si tocca il luogo dove la vita arriva e quello dove la vita si salva, non si razionalizza: si manda un messaggio devastante. Qui non si può mediare».
Il messaggio è chiaro: la provincia di Isernia e il basso Molise non accetteranno di essere zone dove "non si vive", ma pretenderanno presidi che garantiscano il diritto fondamentale sancito dalla Costituzione.







