Il 20 marzo 1979 l'omicidio a Roma del direttore di OP. Un anniversario che grida ancora giustizia per il pioniere del giornalismo d'inchiesta italiano.

SESSANO DEL MOLISE / ROMA – Quarantasette anni di ombre, depistaggi e silenzi. Il 20 marzo 1979, in via Orazio a Roma, quattro colpi di pistola mettevano fine alla vita di Mino Pecorelli, giornalista d'assalto originario di Sessano del Molise e fondatore dell'agenzia di stampa OP - Osservatore Politico. Da quel giorno, la ricerca della verità sul suo assassinio è diventata uno dei capitoli più intricati e oscuri della storia repubblicana.
Nonostante i decenni trascorsi, la vicenda giudiziaria non è ancora giunta a una parola fine. Grazie alla tenacia della giornalista Raffaella Fanelli, nel 2019 le indagini sono state ufficialmente riaperte, accendendo una nuova fiammella di speranza per chi chiede di dare un nome agli esecutori e, soprattutto, ai mandanti.
L'obiettivo oggi è duplice:
Identificare i killer: Dare un volto a chi premette il grilletto.
Svelare i depistaggi: Fare luce su chi, all'interno degli apparati dello Stato, ha tentato per anni di infangare la memoria e la professionalità di Pecorelli per coprire verità scomode.
Ricordare Mino Pecorelli oggi significa celebrare un cronista capace di penetrare i santuari del potere prima di chiunque altro. La sua rete informativa era vastissima e arrivava ovunque:
I Servizi Segreti: Conosceva dinamiche e segreti dei reparti deviati.
Il Vaticano e la Finanza: Monitorava i flussi di denaro e le influenze oltretevere.
Istituzioni Militari e Politiche: Raccontava i retroscena dei palazzi romani con una precisione chirurgica.
Pecorelli è stato il precursore di quel giornalismo investigativo che oggi è diventato un genere di successo, ma che nel 1979 si pagava con la vita. Per il Molise, e in particolare per la comunità di Sessano, Pecorelli resta una figura complessa e coraggiosa. Il suo lascito non è solo un archivio di rivelazioni esplosive, ma un monito per l'intera categoria dei giornalisti: la professionalità non può essere denigrata dal silenzio della giustizia. In questo ennesimo anniversario, il grido che si leva dal borgo molisano è lo stesso di quasi mezzo secolo fa: Verità per Mino.








