Sindaci, operai e studenti in corteo sotto l'Abbazia. Sindacati all'attacco: «Solo 10 giorni di lavoro nel 2026, il territorio rischia il deserto industriale».

CASSINO (FR) – Non è stata solo una manifestazione, ma un grido di sopravvivenza. In cinquemila hanno sfilato oggi per le strade di Cassino, trasformando i giorni dedicati alle celebrazioni di San Benedetto in una mobilitazione civile senza precedenti. In piazza i 2.200 tute blu della fabbrica ex Fiat, i lavoratori dell'indotto, trenta sindaci con la fascia tricolore, studenti e l’intero tessuto commerciale di una provincia che vede il proprio "petrolio" esaurirsi.
Il confronto con il passato è impietoso. Se tra gli anni '70 e '80 lo stabilimento dava lavoro a 5.000 diretti sfornando modelli iconici come la Ritmo o la Tipo, oggi la realtà è drammatica:
Produzione ferma: Dall'inizio del 2026 si è lavorato soltanto 10 giorni.
Modelli al lumicino: Solo Giulia e Stelvio sulle linee, con i nuovi modelli annunciati dal management non prima del 2028.
Ammortizzatori e licenziamenti: Mentre gli operai Stellantis sopravvivono con la cassa integrazione, l'indotto crolla. Emblematico il caso della Atlas (mensa), che ha appena annunciato 80 licenziamenti.
Sul palco, i leader nazionali dei metalmeccanici hanno lanciato un ultimatum all'azienda e al Governo, chiedendo chiarezza prima del nuovo piano industriale atteso per il 21 maggio.
Michele De Palma (Fiom-Cgil): Ha denunciato la «chiusura silenziosa» dello stabilimento. «Il Cassinate sta diventando un buco nero. Serve un tavolo con la premier Meloni e l'AD Filosa per fermare l'emorragia di competenze».
Ferdinando Uliano (Fim Cisl): Ha puntato il dito sulle scelte strategiche: «Da cinque anni mancano investimenti seri. L'indotto è trascinato nel baratro da decisioni sbagliate sull'elettrico che non rispondono alle esigenze del territorio».
Rocco Palombella (Uilm): Ha ribadito che il problema non sono i lavoratori, che hanno accettato ogni sacrificio: «Una fabbrica vive di modelli, non di annunci. Come deve mangiare la gente fino al 2028? Serve l'ibrido subito per far ripartire le linee».
Nonostante gli impegni per il premio "Pacim Nuntius", l'abate dom Luca Fallica ha inviato un messaggio di profonda vicinanza. La crisi, del resto, è trasversale: ai piedi del palco, i dipendenti dei bar locali annuivano tristemente ai discorsi dei leader. Senza le colazioni e i caffè degli operai, anche le piccole attività del centro sono destinate a chiudere i battenti entro fine mese.








