La Procura contesta il reato di "morte come conseguenza di altro delitto". La vittima era appena uscita da una comunità di recupero. Udienza fissata per il 29 aprile.

BOLOGNA / CAMPOBASSO – Sarà l'udienza preliminare del prossimo 29 aprile a stabilire se un quarantenne originario di Campobasso dovrà affrontare un processo per la morte di una donna, avvenuta nell'aprile del 2023 in seguito a un'overdose. Il caso, approdato sui tavoli del Tribunale di Bologna, scava nel dramma delle dipendenze e nelle responsabilità di chi agevola il reperimento delle sostanze.
L'uomo, difeso dall'avvocato Silvio Tolesino, è finito nel mirino della Procura bolognese con accuse pesanti. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'imputato avrebbe:
Agevolato l'acquisto: Avrebbe fatto da tramite tra la vittima e i fornitori per l'acquisto di una dose di cocaina (del valore di circa 70-80 euro).
Concorso in spaccio: Gli viene contestata la violazione dell'articolo 73 del Dpr 309/90.
Responsabilità nel decesso: L'ipotesi più grave è che la morte della donna sia stata la "conseguenza non voluta" del reato di spaccio commesso dall'uomo.
La tragedia si è consumata poco dopo l'assunzione di un cocktail micidiale di sostanze. L'esame medico-legale ha parlato chiaro: la donna è deceduta per un'insufficienza respiratoria acuta causata da edema polmonare ed emorragia diffusa.
Le analisi tossicologiche hanno rilevato la presenza contemporanea di:
Cocaina e Metadone (indicati come i principali responsabili dell'intossicazione acuta).
Benzodiazepine e Quetiapina (farmaci che avrebbero aggravato il quadro clinico).
Un dettaglio rende la vicenda ancora più dolorosa: la vittima era reduce da un periodo trascorso in una comunità terapeutica. Aveva lottato per disintossicarsi e iniziare una nuova vita, ma il contatto con l'ambiente della droga subito dopo l'uscita dalla struttura le è stato fatale.
(Fonte Ansa)








