Svolta vicina per la morte di Sara e Antonella, spirate a poche ore di distanza. La Procura incrocia i dati tra l'autopsia e gli esami sui cibi sequestrati. Cinque medici nel registro degli indagati.

CAMPOBASSO – Il giallo sulla morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre Antonella Di Ielsi, le due donne di Pietracatella decedute tra il 27 e il 28 dicembre scorsi, è a un passo dalla verità scientifica. Secondo fonti qualificate, le indagini coordinate dalla Procura di Campobasso e condotte dalla Squadra Mobile sono giunte a uno snodo cruciale: il deposito delle relazioni peritali.
Per risolvere il mistero della tossinfezione fulminante, la magistratura ha messo in campo una rete di laboratori d'eccellenza. Il quadro probatorio attende ora l'incastro definitivo tra:
Tossicologia: Gli esami sul sangue delle vittime eseguiti dall'Istituto "Maugeri" di Pavia, con il supporto di centri altamente specializzati in Svizzera e a Bologna.
Analisi alimentari: Lo studio sui cibi sequestrati nell'abitazione di Pietracatella (tuttora sotto sigilli), affidato all'Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise.
Autopsia: Le relazioni della dottoressa Benedetta De Luca, che verranno depositate entro il 31 marzo, dopo i campionamenti sugli organi effettuati tra Campobasso e Bari.
Mentre si cerca l'agente scatenante (dal "batterio killer" all'avvelenamento accidentale), resta aperto il fronte delle responsabilità sanitarie. Nel fascicolo per omicidio colposo figurano attualmente cinque medici:
Tre professionisti del Pronto Soccorso del "Cardarelli".
Due medici del servizio di Guardia Medica.
L'obiettivo degli inquirenti è stabilire se i gravissimi sintomi gastrointestinali accusati dalle due donne nei giorni precedenti il decesso siano stati sottovalutati o se il protocollo terapeutico seguito sia stato corretto. Pietracatella non dimentica il dolore di quei giorni di festa trasformati in tragedia. Le prossime ore saranno decisive per capire se a uccidere madre e figlia sia stato un tragico incidente domestico legato alla conservazione degli alimenti o se vi siano state negligenze fatali nella diagnosi ospedaliera. Solo l'incrocio tra i tossicologici svizzeri e la storia clinica delle vittime potrà chiudere uno dei capitoli più bui della cronaca recente molisana.







