Risultato netto: il 54,7% dei molisani boccia la riforma. Affluenza record al 54%, ben oltre le aspettative. I sindaci di Isernia e Capracotta: «Vittoria della democrazia».

CAMPOBASSO / ISERNIA – Lo spoglio delle 393 sezioni molisane consegna un verdetto inequivocabile: il Molise dice "No" alla riforma della giustizia. Con un distacco di oltre nove punti percentuali sul fronte del "Sì", la regione si allinea e supera la tendenza nazionale, confermando un forte attaccamento all'attuale assetto costituzionale.
Secondo i dati ufficiali del sistema Eligendo, il fronte del rigetto ha ottenuto una vittoria solida in entrambe le province:
🔴 NO: 54,70%
🔵 SÌ: 45,30%
Sorprende il dato dell'affluenza, che con il 54% su base regionale (54,09% a Campobasso e 53,75% a Isernia) testimonia come il tema sia stato sentito profondamente dalla cittadinanza, smentendo i timori della vigilia su un possibile disinteresse.
Il "No" ha dominato nei centri più popolosi, con picchi significativi nelle principali città:
Larino: 60,83% (record tra i centri maggiori)
Campobasso: 58,65%
Termoli: 58,57%
Isernia: 53,15%
Venafro: 52,91%
Controtendenza, invece, in alcuni piccoli comuni della provincia di Isernia (come Bagnoli del Trigno, Pizzone e Carpinone), dove il "Sì" è riuscito a prevalere. Nota di colore per Chiauci, che si conferma comune "più civico" d'Italia con un'affluenza record del 74,85%.
Il mondo politico locale celebra il risultato come una prova di maturità democratica.
Piero Castrataro (Sindaco di Isernia): «Gli isernini hanno difeso la Costituzione. Questo referendum è stato eccessivamente politicizzato e concepito contro i magistrati: ai cittadini non è piaciuto».
Candido Paglione (Sindaco di Capracotta): «A Capracotta il No ha vinto col 61,4%. Non abbiamo difeso una corporazione, ma l'equilibrio dei poteri per evitare che si concentrino troppo nelle mani della politica».
Giuseppe Iglieri (Comitato Società Civile per il No): «Oggi vince la Costituzione. Il messaggio è chiaro: la Carta non va stravolta, ma applicata. È l'inizio di una nuova resistenza delle coscienze». Con la vittoria del "No", la riforma costituzionale che prevedeva la separazione delle carriere e i nuovi CSM viene definitivamente accantonata. Il sistema giudiziario italiano manterrà l'attuale assetto, confermando l'unicità della magistratura così come concepita dai padri costituenti.








