Il fango travolge orti, cereali e vigneti: centinaia di ettari sommersi. A rischio le fioriture per il gelo in Alto Molise. L'associazione di categoria chiede alla Regione lo stato di calamità.

TERMOLI / CAMPOBASSO – Le immagini che arrivano in queste ore dal Basso Molise proiettano la regione in un doloroso déjà-vu. Era il 25 gennaio 2003 quando il Biferno, gonfiato da piogge torrenziali e dall'apertura delle paratie del Liscione, travolse tutto: case, ferrovia e lo stabilimento Fiat, causando danni per un miliardo di euro. Oggi, mercoledì 1° aprile 2026, a ventitré anni da quel disastro, lo spettro dell'alluvione è tornato realtà.
Strade comunali e provinciali sono interrotte, la viabilità è in tilt e il comparto agricolo, cuore pulsante dell'economia locale, è letteralmente in ginocchio.
Gli uffici tecnici di Coldiretti Termoli, Larino e Montenero di Bisaccia hanno avviato una prima, drammatica ricognizione. Il fango non sta risparmiando nulla:
Orticole e Cereali: Centinaia di ettari sono sepolti sotto detriti e acqua stagnante.
Vigneti: Oltre all'allagamento, preoccupano le temperature sopra i 13-14°C unite all'umidità, condizioni ideali per il ritorno della peronospora, che già nel 2023 mise in ginocchio le cantine molisane.
Fioriture: Il gelo improvviso rischia di azzerare la produzione frutticola in fase di allegagione, privando anche le api del nutrimento necessario per l'impollinazione.
Se la costa annega, l'interno della regione si sta sgretolando. Le piogge prolungate hanno riattivato innumerevoli frane, accentuando un dissesto idrogeologico mai risolto. Contemporaneamente, nell'Alto Molise, la neve e il freddo intenso hanno riportato il paesaggio a un inverno d'altri tempi, minacciando le varietà precoci di uva e le colture montane che erano già in stadio vegetativo avanzato. Coldiretti Molise ha già inviato una nota urgente alla Regione. La richiesta è chiara: attivare immediatamente le verifiche tecniche non appena l'emergenza meteo lo consentirà. L'obiettivo è il riconoscimento dell'eccezionalità dell'evento per sbloccare i fondi di solidarietà e le misure compensative a favore delle imprese agricole, molte delle quali rischiano la chiusura definitiva dopo questa ennesima mazzata.
"Non è solo maltempo, è un colpo mortale a un sistema produttivo che stava appena rialzando la testa", concludono dall'associazione





