Il Capo della Protezione Civile dopo il Comitato Operativo: «Inutile sperare in un ripristino lampo. Finché il fronte di 4 km non si ferma, nessun cantiere è possibile». L'Italia resta spezzata.

CAMPOBASSO / TERMOLI – Le speranze di una rapida riapertura dell'asse adriatico svaniscono nelle parole di Fabio Ciciliano. Il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, al termine della riunione del Comitato operativo tenutasi questo pomeriggio, ha tracciato un quadro estremamente severo sulla situazione della frana di Petacciato, che da oggi tiene in scacco i collegamenti tra Nord e Sud.
Non si parla di giorni, ma di un orizzonte temporale molto più ampio e preoccupante per l'economia e la mobilità del Paese.
Ciciliano è stato categorico nel ridimensionare le aspettative di chi ipotizzava un ritorno alla normalità entro la fine della settimana.
«Se qualcuno si aspetta un ripristino di autostrada e ferrovia in 5 o 7 giorni, è completamente fuori strada – ha dichiarato il vertice della Protezione Civile –. La complessità del fenomeno ci impone di parlare di settimane, se non addirittura di mesi».
Il problema non è solo l'entità dei danni già visibili, ma la dinamica stessa del dissesto, tra i più vasti del continente.
Il fronte: Un corpo di frana imponente che si estende per 4 chilometri.
L'interferenza: La linea ferroviaria Adriatica non è semplicemente "sfiorata" dal fango, ma attraversa longitudinalmente il cuore del movimento.
La condizione: Ciciliano ha chiarito che non verrà mosso un solo mattone finché il terreno non avrà ritrovato un equilibrio: «Finché la frana non si ferma, non è possibile effettuare alcun tipo di ripristino infrastrutturale. È una questione di sicurezza elementare». Con la conferma dei tempi lunghi, il Molise e l'Abruzzo si preparano a gestire un'emergenza logistica senza precedenti. Il blocco della A14 e dei binari adriatici costringerà il traffico merci e passeggeri a deviazioni colossali verso la dorsale tirrenica o attraverso i valichi appenninici, con un aumento vertiginoso dei costi e dei tempi di percorrenza.
La Protezione Civile resterà sul posto con presidi fissi per monitorare i sensori di movimento, in attesa che la "Bestia" di Petacciato decida di arrestare la sua lenta corsa verso il mare.





