Indagine per duplice omicidio: la Procura di Larino scava nel mistero della ricina. Gianni e Alice Di Vita sentiti come persone informate sui fatti. Presente la Procuratrice Elvira Antonelli.

CAMPOBASSO – Dieci ore serrate di domande, ricordi e verifiche. Si è conclusa solo in serata la lunghissima deposizione di Gianni Di Vita e di sua figlia Alice, rispettivamente marito e figlia di Antonella Di Ielsi (50 anni) e padre e sorella della quindicenne Sara Di Vita, morte dopo Natale a causa di un letale avvelenamento da ricina.
I due sono arrivati in Questura a Campobasso intorno alle 10:00 di questa mattina, entrando da un accesso secondario per evitare il cordone di telecamere e giornalisti che da giorni assedia l'edificio. Sono usciti solo dopo le 20:30, dopo un confronto fiume coordinato dal dirigente della Squadra Mobile, Marco Graziano, e dalla titolare dell’inchiesta, la Procuratrice di Larino Elvira Antonelli.
L'inchiesta per duplice omicidio, inizialmente aperta contro ignoti, ha subito una virata drammatica dopo l'esito delle analisi tossicologiche.
L'ipotesi: Quella che sembrava una tragica intossicazione alimentare avvenuta durante le festività natalizie nella casa di famiglia a Pietracatella, si è rivelata una contaminazione da ricina, una sostanza altamente tossica per la quale non esiste antidoto.
Le indagini: Gli investigatori hanno già ascoltato oltre venti persone tra la cerchia di amicizie e la parentela per ricostruire i pasti e gli spostamenti delle vittime negli ultimi giorni di vita.
Nonostante la durata estenuante del colloquio, la posizione giuridica dei due familiari resta quella di testimoni. A sottolinearlo è l'avvocato della famiglia, Paolo Lanese:
«Il fatto stesso che i nostri clienti siano stati convocati senza la presenza di un legale dimostra palesemente che sono ascoltati come persone informate sui fatti. Non sono indagati e l'inchiesta procede ancora contro ignoti».
Mentre padre e figlia lasciavano la Questura, gli inquirenti hanno convocato anche la cugina che attualmente ospita i due sopravvissuti. La loro casa di Pietracatella, infatti, resta sotto sequestro per permettere ulteriori rilievi scientifici volti a individuare la fonte del veleno. Il caso Di Vita-Di Ielsi scuote profondamente la comunità di Pietracatella e l'intero Molise. Resta da capire come la ricina possa essere entrata in contatto con le due donne: se per una tragica fatalità o per un disegno criminoso pianificato. Le prossime ore saranno cruciali per incrociare le testimonianze odierne con i dati tecnici raccolti dal RIS.





