Il Consiglio dei Ministri delibera lo stato di emergenza per 12 mesi. Stanziati complessivamente 50 milioni di euro per quattro regioni: al centro del dossier il crollo del ponte sul Trigno e la frana di Petacciato.

ROMA / CAMPOBASSO – La risposta di Roma non si è fatta attendere. Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci, ha ufficialmente deliberato lo stato di emergenza per far fronte ai devastanti effetti del maltempo che ha colpito il versante adriatico e il Sud Italia nell'ultima settimana.
Il provvedimento resterà in vigore per dodici mesi e riguarda quattro regioni: Molise, Abruzzo, Puglia e Basilicata. Una decisione che sblocca poteri straordinari e, soprattutto, i primi fondi necessari per la ricostruzione.
Per finanziare gli interventi urgenti, il Governo ha attinto al Fondo per le emergenze nazionali, stanziando una prima tranche di 50 milioni di euro. La ripartizione premia la richiesta di aiuto del governatore Roberti, assegnando al territorio molisano la fetta più consistente del fondo:
Regione Molise: 20 milioni di euro
Regione Abruzzo: 15 milioni di euro
Regione Puglia: 10 milioni di euro
Regione Basilicata: 5 milioni di euro
Le risorse non saranno utilizzate solo per la conta dei danni, ma per azioni immediate sul campo. Come specificato nella nota di Palazzo Chigi, i fondi serviranno per:
Assistenza alla popolazione: Supporto agli evacuati (come i 50 residenti di Petacciato) e soccorsi d'urgenza.
Servizi Pubblici: Ripristino della funzionalità di reti idriche, elettriche e fognarie compromesse.
Infrastrutture Strategiche: Interventi prioritari sulla viabilità , con particolare attenzione al ponte sul fiume Trigno e al consolidamento dei tratti stradali minacciati dalla frana di Petacciato. Con la firma del Consiglio dei Ministri, la palla passa ora al Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano. Sarà lui, d'intesa con i Presidenti delle Regioni interessate, a emanare le ordinanze operative per la gestione dei flussi finanziari e l'avvio dei cantieri in "somma urgenza". Per il Molise si tratta di una boccata d'ossigeno fondamentale per far ripartire i collegamenti tra Nord e Sud e mettere in sicurezza i centri abitati più esposti al rischio idrogeologico.







