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Acqua, rincari del 30% e rubinetti a secco. Serve trasparenza su costi, organizzazione e scelte future

2026-04-14 15:14

Redazione

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Acqua, rincari del 30% e rubinetti a secco. Serve trasparenza su costi, organizzazione e scelte future

Nota alla stampa

Rincari del 30% e rubinetti a secco. Serve trasparenza su costi, organizzazione e scelte future

 

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La nostra regione sta attraversando una delle crisi più profonde degli ultimi decenni. Abbiamo subito un colpo durissimo: frane, smottamenti e alluvioni hanno causato danni stimati in oltre 400 milioni di euro (ma la cifra è destinata ad aumentare). Interi comuni sono rimasti isolati e le infrastrutture vitali sono seriamente compromesse. Sebbene il Consiglio dei Ministri abbia dichiarato lo Stato di Emergenza Nazionale stanziando i primi 20 milioni di euro per il Molise, è evidente che queste risorse sono solo una goccia nel mare. Occorrono fondi strutturali immediati e, soprattutto, una governance di coordinamento ministeriale che superi le ovvie lungaggini della burocrazia locale, non strutturata per queste emergenze, imponendo una regia tecnica superiore che garantisca l'efficacia degli interventi.

In questo contesto di fragilità, i cittadini si trovano a fronteggiare una gestione idrica paradossale, dove due temi si intrecciano nuovamente: il progetto del cosiddetto "tubone" e l'esplosione dei costi in bolletta emessi dal gestore GRIM, finita in ombra dopo l'emergenza che viviamo in questi giorni. Emergono, dopo studi e valutazioni di esperti, elementi nuovi sui quali è giusto porre l'attenzione di tutti. In questa direzione il salasso dei rincari del 30% negli ultimi tre anni e la chiarezza totale sulla gestione dei mutui e dei costi operativi, rappresentano i due binari principali.

Da un lato, gli errori materiali (letture errate, problemi nei contatori sostituiti e sviste di trascrizione) che hanno generato bollette esorbitanti; dall'altro, i rincari strutturali derivanti da un sistema tariffario nazionale già complesso, ma applicato in modo errato nella nostra regione. Sulla questione dei disservizi, la governance di Grim ha tentato di declinare ogni responsabilità, che tuttavia resta in capo al gestore. Non bastano alibi per giustificare la carenza di informazioni fornite agli utenti e i ritardi operativi. È necessario, in questo senso, che gli organi di controllo (Egam, Regione e Comuni) si mobilitino per evitare il ripetersi di tali inefficienze e accertino le responsabilità di chi ha gestito il servizio.

Sul secondo punto, la situazione si fa oscura: GRIM ha applicato un aumento tariffario annuo del 10%, autorizzato da EGAM nonostante l'assenza di dati certi. La stessa delibera EGAM n. 32 del 30/10/25 (pagina 8) evidenzia come la rendicontazione dei costi del Gestore sia approssimativa e carente. L'aspetto più critico riguarda la progressione degli aumenti, non conforme agli indirizzi stabiliti, che ha concentrato i rincari maggiori sulla quarta fascia, colpendo direttamente il nucleo più numeroso delle famiglie molisane. La periodicità della fatturazione adottata da GRIM, inoltre, viola il regolamento del Servizio Idrico: vengono effettuate solo due letture annue, ignorando l'obbligo di 3 o 4 letture per i consumi medi e alti (Art. 36). Questa gestione semestrale impone un sistema di anticipi forzosi a favore del gestore, aggravando la spesa delle famiglie. Sarebbe invece necessario rispettare il frazionamento dei pagamenti previsto dal regolamento, pensato proprio per rendere la bolletta più sostenibile per tutte le tasche. L'analisi condotta incrociando le tabelle tariffarie con gli atti ufficiali dell'EGAM e le ultime delibere descrive una realtà critica: dal 2023 al 2026, l'aumento della spesa per una famiglia media ha sfiorato la soglia del 30%. (TAB1)

Sottolineo inoltre l'esplosione del VRG (Valore Garantito di Reddito) attraverso il quale i ricavi passeranno dai 25 milioni del 2026 a circa 42 milioni nel prossimo quinquennio. In tutto questo, l'EGAM è il grande assente: nonostante l'obbligo di vigilare su GRIM. È dunque indispensabile che i Comuni escano dalla propria inerzia e si rendano parte attiva per esercitare il controllo analogo previsto dalla convenzione, impedendo che una società pubblica operi con logiche di profitto privato interamente a carico delle tasche dei cittadini.

Infine voglio entrare anche nel merito dell'articolazione tariffaria. È stato fatto un calcolo ragionato fino alla terza fascia (i 200 metri cubi), ma è necessario evidenziare cosa accade oltre. Abbiamo fasce che superano i 216 e i 276 metri cubi dove si arriva a pagare l'acqua 3,10 euro al metro cubo. È fondamentale inserire questi dati per far capire di che tipo di aumenti stiamo parlando: cifre astronomiche che gravano sulle famiglie medie.

 Per tal motivi questo porterò nuovamente questa battaglia con forza in Consiglio Regionale, con una seconda mozione chiedendo una moratoria immediata su questi aumenti e trasparenza totale sulla gestione dei mutui e dei costi operativi. Chiedo che la politica torni a occuparsi del bene comune e non solo di architetture societarie distanti dai bisogni della gente. La nostra regione vanta sorgenti tra le più ricche d'Italia, un patrimonio che appartiene alla collettività: è tempo che questa ricchezza torni a essere un vantaggio per i residenti e non un bancomat per coprire buchi gestionali e approssimazioni amministrative. La pazienza dei cittadini è esaurita, la nostra fermezza nel difenderli no.