A un mese dalla tragedia, la famiglia di Domenico Racanati lancia un nuovo appello video: «Tutto fermo, è vergognoso. Domenico non può essere dimenticato sotto quel ponte».

MONTENERO DI BISACCIA (CB) – «Non chiedo favori, chiedo giustizia». È un urlo di dolore e rabbia quello di Angela, la madre di Domenico Racanati, il 53enne di Bisceglie inghiottito dalle acque del fiume Trigno lo scorso 2 aprile. Da allora, Domenico è ufficialmente disperso, scomparso insieme alla sua auto dopo il crollo improvviso del ponte sulla Statale 16, al confine tra Molise e Abruzzo.
A distanza di un mese esatto, la famiglia ha affidato un nuovo, straziante appello a un video pubblicato sulla pagina Facebook del blog ‘Pescatori a Tavola’. Accanto ad Angela c’è l'altro figlio, Alessandro, entrambi uniti in una battaglia contro il tempo e, a loro dire, contro l'indifferenza delle istituzioni.
Il dolore dei familiari è alimentato dalla convinzione che le ricerche siano giunte a un punto morto a causa della mancata rimozione dei detriti del viadotto crollato.
Il dolore della madre: «Mio figlio non deve restare neanche un altro giorno sotto quel ponte. Siamo stanchi, distrutti da un dolore immenso. Tutto questo silenzio è vergognoso», afferma Angela nel video.
La rabbia del fratello: Alessandro rincara la dose, puntando il dito sull'immobilismo del cantiere: «È passato un mese e sembra che non sia successo nulla. Nessuna risposta, tutto fermo. Chiediamo di rimuovere le macerie al più presto: la macchina non è sparita nel nulla, tutto ciò che è stato trovato finora era proprio sotto il ponte». La vicenda di Domenico Racanati è diventata il simbolo di una duplice tragedia: quella di una viabilità regionale che cade a pezzi e quella di una famiglia che non può nemmeno piangere il proprio caro su una tomba.
Mentre le autorità continuano a monitorare l'area, la famiglia Racanati non accetta l'idea che il corpo di Domenico resti "sepolto" sotto il cemento del viadotto. La richiesta è chiara: un intervento straordinario per sollevare i blocchi di calcestruzzo che impediscono ai subacquei e ai soccorritori di ispezionare l'ultimo lembo di fiume dove l'auto potrebbe essere rimasta incastrata.







