Terminati i rilievi della Scientifica nell'abitazione della famiglia Di Vita. Sequestrati computer, tablet e cinque cellulari: si scava nei segreti di Sara e Antonella.

PIETRACATELLA (CB) – Si è concluso intorno alle 13:00 di oggi il meticoloso sopralluogo degli esperti della Polizia Scientifica e della Squadra Mobile di Campobasso nella casa del mistero, dove Sara Di Vita e sua madre Antonella Di Ielsi hanno trovato la morte per avvelenamento. Un'ispezione durata circa tre ore, fondamentale per cercare risposte in un'indagine che la Procura di Larino conduce per duplice omicidio premeditato.
Gli agenti, tra cui due specialisti arrivati da Napoli, sono entrati nell'abitazione alle 10:20 indossando tute bianche, mascherine e calzari. Una procedura rigorosa per proteggere la scena ed evitare qualsiasi contaminazione biologica o ambientale. Insieme a loro, un consulente informatico incaricato di individuare e "congelare" ogni traccia tecnologica lasciata dalle vittime.
Il mandato firmato dalla procuratrice Elvira Antonelli era chiaro: acquisire ogni dispositivo in grado di svelare contatti, ricerche o messaggi sospetti delle ultime settimane. Il bilancio del sequestro è consistente:
5 telefoni cellulari: due dotati di scheda SIM (uno recuperato nella camera della ragazza, l'altro nella tasca di un indumento) e tre privi di scheda, rinvenuti nei cassetti.
Hardware: un computer portatile e un tablet.
Documenti: prelevato anche materiale cartaceo ritenuto d'interesse investigativo.
Ricerche in corso: gli agenti hanno setacciato l'appartamento anche a caccia di una specifica chiavetta USB.
Tutti i reperti, compresi quelli già precedentemente sequestrati ad Alice Di Vita, verranno ora trasferiti nel laboratorio digitale della Procura. Qui inizierà la fase della copia forense, una procedura tecnica complessa che permetterà di analizzare i dati senza alterare gli originali. Per avere i primi risultati dai database di chat e social network potrebbero servire settimane. L'ispezione ha riguardato non solo l'appartamento delle due donne, ma anche quello della nonna, situato nello stesso edificio, per ricostruire con esattezza le dinamiche familiari e gli spostamenti prima della tragedia. Al termine delle attività, i poliziotti hanno riapposto i sigilli agli ingressi. Ora la palla passa agli analisti informatici: nei "bit" dei dispositivi sequestrati potrebbe nascondersi il movente o l'identità di chi ha pianificato l'avvelenamento.





