Il cerchio si stringe attorno a 4-5 profili. Si attende l’esito dei rilievi informatici sui dispositivi sequestrati. Già ascoltate oltre cento persone.

CAMPOBASSO – L’inchiesta sul duplice omicidio di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, le due donne uccise dal veleno di ricina, è arrivata a un punto di svolta. Secondo quanto trapela da fonti investigative, il raggio d'azione degli inquirenti si starebbe focalizzando su un gruppo estremamente ristretto: quattro o cinque persone al massimo.
Sebbene il fascicolo della Procura di Larino resti formalmente aperto contro ignoti per l'ipotesi di duplice omicidio premeditato, la Squadra Mobile di Campobasso sembra aver individuato piste precise che potrebbero portare presto a una svolta decisiva.
Il cuore dell'indagine si è ora spostato nei laboratori della Polizia Postale e Scientifica. Gli esperti stanno setacciando la memoria di numerosi dispositivi elettronici alla ricerca di messaggi, ricerche sul web o contatti sospetti:
Smartphone di Alice Di Vita: Lo smartphone della sorella e figlia delle vittime è sotto analisi prioritaria.
Hardware sequestrato a Pietracatella: Si lavora su 5 cellulari (di cui solo due con SIM attiva), un computer portatile e un tablet prelevati durante l'ultimo sopralluogo nell'abitazione della famiglia.
Nessun nuovo sopralluogo: Per il momento, gli inquirenti ritengono di aver acquisito materiale sufficiente. La casa di Pietracatella resta sotto sigilli e non sono previste nuove ispezioni immediate per la ricerca di tracce di ricina.
Parallelamente agli accertamenti tecnici, prosegue l'imponente lavoro di ascolto coordinato dalla Procura. In Questura è stato un viavai continuo di testimoni:
Persone informate sui fatti: Fino ad oggi sono state ascoltate oltre cento persone, tra parenti, amici stretti e conoscenti della famiglia Di Vita.
L'obiettivo: Ricostruire le ultime settimane di vita delle vittime e individuare eventuali tensioni o rancori che possano giustificare la pianificazione di un delitto così sofisticato e crudele. L'uso della ricina, una sostanza altamente tossica e non di facile reperimento, suggerisce una preparazione meticolosa e una conoscenza specifica da parte dell'assassino. Gli investigatori sono convinti che la chiave del giallo si trovi nella rete di relazioni delle due donne e nei dati digitali che, una volta estratti, potrebbero rivelare l'identità di chi ha acquistato o preparato il veleno letale.







