Nuovi accertamenti della Procura dell'Aquila sulle lesioni al collo della magistrata molisana trovata senza vita nel 2022. Sei gli indagati, tra cui il marito e il primo medico legale.

ROMA / L'AQUILA – Svolta nelle indagini sul misterioso decesso di Francesca Ercolini, la giudice di origini molisane trovata senza vita nella sua abitazione di Pesaro il 26 dicembre 2022. Un vertice tecnico si è tenuto a Roma tra i consulenti di parte e gli esperti nominati dalla Procura dell'Aquila, titolare del fascicolo, per fare luce su nuovi e inquietanti elementi emersi sulla scena del crimine.
All’incontro hanno partecipato il noto medico legale Vittorio Fineschi, il pubblico ministero aquilano Roberta D’Avolio e i periti nominati dai familiari e dagli indagati.
Al centro del tavolo investigativo c'è una nuova ipotesi legata a un dettaglio finora rimasto in secondo piano: la presenza di due cavi elettrici collegati ad altrettante lampade presenti nell’appartamento di Pesaro.
La Procura vuole accertare con assoluta precisione se le lesioni e i solchi riscontrati sul collo della magistrata al momento del ritrovamento del cadavere possano essere compatibili con la sezione e la consistenza di quei fili. Un dubbio che ha spinto gli inquirenti a disporre un supplemento di perizia per verificare se la scena sia stata in qualche modo alterata. Nei mesi scorsi, infatti, i Carabinieri del Ris sono tornati nell'abitazione marchigiana per congelare lo stato dei luoghi ed eseguire una simulazione geometrica e scientifica sulla base delle foto scattate la notte del ritrovamento. L'incontro avvenuto all'Università "La Sapienza" di Roma è stato secretato e definito "interlocutorio". Il caso è estremamente complesso: la nuova autopsia, eseguita dopo che la salma della giudice è stata riesumata circa un anno fa dal cimitero di Riccia (Campobasso), consta di ben 450 pagine.
Nonostante la mole di dati già depositata nell'ambito dell'incidente probatorio, la pm D’Avolio ha ritenuto necessario chiedere ulteriori chiarimenti al Gip Marco Billi, ottenendo un'integrazione degli accertamenti.
La salma della giudice si trova tuttora custodita presso l’istituto di medicina legale del Policlinico Umberto I di Roma. È qui che l'8 giugno si terrà il prossimo confronto decisivo tra i periti. In quella data gli esperti cercheranno di dare una risposta definitiva sulla compatibilità dei cavi, un tassello che potrebbe riscrivere completamente la storia di quello che, inizialmente, era stato frettolosamente catalogato come un suicidio e che oggi vede sei persone iscritte nel registro degli indagati per reati che vanno dal depistaggio al falso ideologico.





