Dietrofront del primario di Termoli dopo una "profonda riflessione" e le polemiche sollevate dal M5S sull'incompatibilità legata alla candidatura alle Regionali 2023. Vertice di nuovo scoperto dal 4 giugno.

CAMPOBASSO – Un vero e proprio colpo di scena scuote i vertici della sanità molisana. A meno di una settimana dalla firma del contratto, il dottor Nicola Sebastiano Pio Rocchia rinuncia formalmente all’incarico di Direttore Sanitario dell’ASReM.
L’Azienda Sanitaria Regionale del Molise ha comunicato ufficialmente questa mattina di aver ricevuto la nota di rinuncia da parte del professionista. L'insediamento, sancito nei giorni scorsi con la delibera del Direttore Generale numero 944, era previsto per il prossimo 4 giugno 2026. Rocchia, stimato primario dell’Unità Operativa Complessa di Medicina Interna dell’ospedale ‘San Timoteo’ di Termoli, rimarrà dunque alla guida del suo reparto nel nosocomio adriatico.
Attraverso una nota trasparente, il medico ha spiegato i motivi di una scelta maturata al termine di giornate di forte pressione e attenta ponderazione:
«Desidero ringraziare di cuore tutti coloro che mi hanno manifestato stima e apprezzamento. Come concordato con il Direttore Generale, mi ero preso qualche giorno di riflessione prima di rendere operativo l’incarico, al fine di esaminare a fondo ogni aspetto. Per me sarebbe stato un impegno assai gravoso e di notevole sacrificio sotto ogni punto di vista. Dopo un’attenta riflessione, ho deciso di rinunciare poiché non sussistono i requisiti e le condizioni opportune per assumerlo. Continuerò il mio lavoro in corsia a Termoli con la dedizione di sempre, garantendo il mio apporto alla collettività ».
La Direzione Generale dell'ASReM, affiancata dalla Direttrice Amministrativa Grazia Matarante, ha preso atto della decisione "con profondo rispetto", blindando la continuità aziendale in attesa di una nuova nomina e ringraziando Rocchia per il prezioso contributo clinico che continuerà a fornire. Se il dottor Rocchia ha motivato il passo indietro con ragioni strettamente personali e di gravosità dell'incarico, la vicenda assume inevitabilmente una pesante connotazione politica. Sulla sua nomina, infatti, si era abbattuto il duro affondo del consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Roberto Gravina, pronto a presentare un'interpellanza urgente in Consiglio.
Al centro delle contestazioni c'è il Decreto Legislativo n. 39 dell'8 aprile 2013, la legge anticorruzione che disciplina l'inconferibilità degli incarichi pubblici. L'articolo 8, comma 1, parla chiaro: i ruoli di direttore generale, sanitario e amministrativo delle ASL non possono essere assegnati a chi, nei 5 anni precedenti, sia stato candidato a elezioni europee, nazionali, regionali o locali in collegi che comprendano il territorio dell'azienda sanitaria. Avendo Rocchia partecipato attivamente alle Elezioni Regionali del 2023 (appena tre anni fa), il rischio di un vizio di legittimità insanabile e di un conseguente annullamento dell'atto era dietro l'angolo. Una bufera giuridica che, con ogni probabilità , ha spinto il medico e l'azienda a più miti consigli per evitare il commissariamento del vertice sanitario.







