Secondo l'ultimo studio Cna su dati Agenzia delle Entrate, nella città pentra la locazione assorbe solo il 31% dello stipendio medio. Milano tocca il picco del 73%. Trend contenuto anche a Campobasso.

ISERNIA – Mentre l'emergenza abitativa e il boom dei canoni d'affitto stringono la morsa sulle principali città italiane, Isernia si scopre "isola felice". La città pentra resiste all'onda dei rincari e si conferma come uno dei capoluoghi di provincia più accessibili d’Italia per chi vive in affitto.
A metterlo nero su bianco è un’approfondita elaborazione condotta dalla Cna (Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa), che ha incrociato i dati ufficiali dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate con l’andamento reale delle retribuzioni nette nel Paese. Il risultato? Isernia è tra i centri in cui il costo della locazione grava meno sulle tasche dei lavoratori dipendenti.
Lo studio fotografa una situazione locale decisamente sostenibile, soprattutto se paragonata ai drammatici numeri delle grandi metropoli e delle città a forte vocazione universitaria:
L'oasi pentra: Nel corso del 2025, per affittare un appartamento standard a Isernia è stato necessario investire circa il 31-32% dello stipendio medio netto. Si tratta di una delle incidenze più basse dell'intera penisola. A livello nazionale, soltanto L'Aquila riesce a fare di meglio, posizionandosi un gradino sopra la città molisana.
Il dramma delle metropoli: Nelle grandi città i canoni sono ormai diventati proibitivi. A Milano si tocca il record negativo: l'affitto si mangia il 73% dello stipendio netto di un lavoratore. Non va meglio a Firenze, dove la quota si attesta al 62%, mentre nella maggior parte dei poli economici e universitari la spesa per la casa supera abbondantemente la metà delle entrate mensili. L'analisi della Cna estende lo sguardo anche al capoluogo di regione. Anche Campobasso mostra un andamento del mercato immobiliare relativamente controllato e protetto dalle speculazioni.
Il capoluogo regionale rientra infatti nella ristretta rosa delle città italiane che hanno registrato gli incrementi meno marcati nel medio periodo: tra il 2019 e il 2025 i canoni di locazione sono cresciuti in una forbice compresa tra il 19% e il 23%. Una dinamica che si mantiene a debita distanza dalle impennate vertiginose, spesso superiori al 40%, riscontrate nei grandi agglomerati urbani.
Nonostante i dati molisani lascino respirare i bilanci familiari rispetto al resto d'Italia, la Cna invita a non abbassare la guardia su un tema che sta assumendo i contorni di una vera e propria emergenza sociale ed economica.
Se è vero che le realtà locali mantengono prezzi più umani, l'associazione evidenzia come il divario complessivo tra la crescita dei canoni di locazione e la stagnazione dei salari medi continui a rappresentare una sfida complessa. Una forbice che, se dovesse allargarsi ulteriormente, rischia di mettere in seria difficoltà le famiglie monoreddito, i giovani che cercano l'indipendenza e i lavoratori trasfertisti.







