Svolto a Roma l'incidente probatorio sul decesso della magistrata molisana. La perizia di 450 pagine del prof. Fineschi demolisce la tesi del suicidio: «I segni sul collo non sono compatibili con la sciarpa di seta».

CAMPOBASSO / L'AQUILA – Clamorosa e drammatica svolta nelle indagini sulla morte di Francesca Ercolini, la giudice di origini molisane trovata senza vita nella sua abitazione di Pesaro il 26 dicembre 2022, all'età di 51 anni. Quello che per anni è stato catalogato come un tragico suicidio è diventato ufficialmente un giallo di omicidio.
È questo lo scenario dirompente emerso a margine dell'incidente probatorio svoltosi questo pomeriggio a Roma, presso l’obitorio del Policlinico ‘Umberto I’. Bocche cucite e massimo riserbo al termine della lunghissima perizia da parte di consulenti, avvocati e del pubblico ministero, ma l'indiscrezione sul nuovo e pesante capo d'imputazione formulato dalla Procura della Repubblica di L’Aquila (competente per i procedimenti che coinvolgono i magistrati marchigiani) è ormai trapelata. Una svolta che dà ragione alla mamma della giudice, la signora Carmela Fusco, che non aveva mai creduto all'ipotesi del gesto volontario.
A far crollare il castello di carte della prima ricostruzione sono stati gli esiti della seconda autopsia, disposta dopo la riesumazione della salma e firmata dal professor Vittorio Fineschi, consulente di punta della Procura. Fineschi ha depositato una corposa e dettagliatissima relazione di 450 pagine che ribalta il caso:
Il nodo della sciarpa: I profondi solchi rinvenuti sul collo di Francesca Ercolini non sono assolutamente compatibili con la striscia di seta trovata annodata alla ringhiera della scala interna della casa, il mezzo con cui la donna si sarebbe teoricamente impiccata.
Il rebus dei fili elettrici: Tra i tecnici si era fatta strada l'ipotesi dell'utilizzo dei cavi elettrici delle lampade abat-jour presenti nella stanza. Su questo punto, però, non c'è unanimità tra i periti. Lo stesso professor Fineschi ha richiesto un ulteriore approfondimento tecnico per effettuare misurazioni millimetriche più precise. Un dettaglio che, secondo i consulenti della difesa, potrebbe al contrario dimostrare la totale estraneità anche di quei cavi con la lesione mortale sul collo. Risposte decisive arriveranno nei prossimi giorni, quando gli esperti della Polizia Scientifica faranno irruzione nella casa di via Zara a Pesaro per un nuovo e definitivo sopralluogo millimetrico. A trovare il corpo della magistrata molisana erano stati il marito, il noto avvocato pesarese Lorenzo Ruggieri, e il figlio della coppia, all'epoca sedicenne. All'arrivo dei primi soccorritori della scorta e del 118, la donna si trovava già a terra, priva di vita. In quella prima fase, il medico legale di turno e gli investigatori avevano chiuso sbrigativamente il caso come suicidio.
Le nuove indagini della Procura aquilana stanno invece portando a galla un quadro radicalmente diverso e inquietante. Nel registro degli indagati figurano attualmente sei persone. Tra i nomi più altisonanti ci sono proprio quelli del marito della giudice e del primo medico legale che effettuò l'autopsia nell'immediatezza del fatto. Le accuse contestate a vario titolo dalla Procura distrettuale sono gravissime: si va dal depistaggio alla falsità ideologica, fino alla violazione del segreto istruttorio. Tutti i soggetti coinvolti respingono fermamente ogni addebito.
Il prossimo round giudiziario si consumerà in Abruzzo. Le parti sono state formalmente convocate per il prossimo 22 settembre 2026 davanti al Gip del Tribunale di L'Aquila, Marco Billi. In quella sede si capirà se l'udienza si aprirà già con la formale e definitiva contestazione del reato di omicidio.





