Maxi-inchiesta della Procura Europea: sequestrato il parco pubblico di Cassino. Al posto del terreno fertile, scaricati quasi 7.000 metri cubi di scarti da demolizione contaminati da metalli pesanti. Sequestrati anche 10 camion.

CAMPOBASSO / CASSINO – I fondi europei del PNRR destinati alla transizione ecologica e al verde pubblico utilizzati, secondo l'accusa, per mascherare un enorme traffico illecito di rifiuti speciali. È il quadro a tinte fosche emerso dalla maxi-operazione scattata all'alba di oggi, condotta dai Carabinieri Forestali del Gruppo di Frosinone con il supporto dei Noe (Nuclei Operativi Ecologici) di Roma e Latina.
Il blitz ha portato al sequestro preventivo d'urgenza della Villa Comunale di Cassino, un provvedimento firmato dal Gip del Tribunale locale su richiesta del Procuratore Europeo Delegato di Roma, proprio perché i lavori di riqualificazione del parco erano interamente finanziati con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Sette le persone iscritte nel registro degli indagati: si tratta di quattro imprenditori (amministratori di tre società attive tra il Lazio, il Molise e la Campania) e di tre figure tra amministratori pubblici e tecnici responsabili della gestione dell'appalto. Le accuse sono pesantissime: traffico illecito di rifiuti, realizzazione di discarica abusiva e tentata truffa aggravata.
Il capitolato d’appalto dell'opera PNRR parlava chiaro: la ditta avrebbe dovuto fornire e posare in opera esclusivamente terreno vegetale di alta qualità, regolarmente quotato e pagato con i soldi pubblici. Le indagini dei Carabinieri hanno però svelato un sistema parallelo finalizzato al massimo profitto illecito:
Il materiale occultato: Nel cuore del cantiere sono stati tombati circa 6.886 metri cubi di materiale, classificato formalmente como "rifiuto speciale derivante dalla lavorazione meccanica di scarti da demolizione e costruzione".
Il doppio guadagno: Gli indagati avrebbero ottenuto questo materiale gratis dai cantieri edili. In questo modo hanno azzerato i costi di un regolare smaltimento in discarica e, contemporaneamente, si stavano preparando a incassare dal Comune il pagamento per la fornitura (mai avvenuta) di terreno fertile. L'aspetto più indipendente dell'intera vicenda riguarda il potenziale pericolo per la popolazione. I primi campanelli d'allarme erano scattati durante i sopralluoghi della Direzione dei Lavori del Comune di Cassino – che nell'indagine figura come parte lesa –, la quale aveva rilevato a occhio nudo una presenza anomala e diffusa di frammenti di vetro, detriti cementizi e materiali estranei nel terreno appena steso.
Successivamente, le analisi chimico-fisiche eseguite in laboratorio sui campioni di suolo hanno confermato lo scenario peggiore: la terra del parco presentava concentrazioni di metalli pesanti di gran lunga superiori alle "concentrazioni soglia di contaminazione" (Csc) stabilite dalla legge italiana per le aree destinate a verde pubblico.
La Villa Comunale, situata nel pieno centro cittadino, è il polmone verde frequentato ogni giorno da centinaia di bambini, famiglie e anziani. Una circostanza che ha spinto i magistrati a blindare l'area per fermare il potenziale avvelenamento del sito.
Oltre ai sigilli all'area verde, i militari hanno provveduto al sequestro di dieci camion utilizzati dalle società per fare la spola e scaricare i detriti. Nelle stesse ore sono scattate perquisizioni a tappeto e decreti di esibizione documentale presso le sedi legali e operative delle tre aziende coinvolte tra Lazio, Molise e Campania, negli uffici tecnici del Comune e negli studi dei professionisti compiacenti. L'obiettivo degli inquirenti è ora cristallizzare la catena delle responsabilità prima di dare il via alle indispensabili e urgenti opere di bonifica del terreno.





