Presentato a Campobasso il rapporto annuale della Banca d'Italia. Il Molise cresce meno del Mezzogiorno (+0,7%) e del Paese. Tiene il mattone, ma la Cassa Integrazione vola nell'industria dei trasporti. Preoccupa l'escalation USA-Israele-Iran nel 2026.

CAMPOBASSO / ISERNIA – L’economia del Molise frena e si adagia su una crescita zero che assomiglia molto a una recessione tecnica. È il quadro a tinte grigie tracciato dal Rapporto annuale della Banca d’Italia, illustrato questa mattina nella sede di Campobasso.
Nel 2025 l'attività economica regionale ha registrato una flessione dello 0,1%, staccandosi nettamente dalla dinamica del Mezzogiorno (cresciuto dello 0,7%) e dalla media nazionale (+0,5%). A zavorrare il territorio sono l'estrema debolezza dei consumi delle famiglie, l'inflazione e la prudenza delle imprese sugli investimenti, spaventate dai venti di crisi geopolitica internazionale. Un isolamento economico aggravato, nei primi mesi del 2026, dal conflitto in Medio Oriente tra Stati Uniti, Israele e Iran, che sta surriscaldando i prezzi di petrolio e gas, e da fattori climatici locali, come le frane e il maltempo di inizio primavera che hanno paralizzato la viabilità interna.
Il settore industriale molisano paga dazio, penalizzato soprattutto dalla crisi strutturale del comparto automobilistico, asse portante dell'economia locale ma controllato da grandi gruppi con testa e sedi fuori regione. La produzione legata alle quattro ruote continua a scendere, trascinando con sé l'indotto.
Ci sono però dei chiaroscuri:
Fatturato locale: Le imprese industriali con sede legale in Molise mostrano una timida ripresa dei fatturati e una stabilizzazione degli investimenti dopo due anni di tagli.
Edilizia: Il settore delle costruzioni tiene grazie ai cantieri delle opere pubbliche e ai fondi PNRR, anche se la crescita delle ore lavorate inizia a rallentare.
Servizi e Turismo: Male il terziario. Il commercio soffre la scarsa propensione alla spesa dei cittadini, mentre nel turismo si registra un preoccupante calo di arrivi e presenze nelle strutture ricettive.
Nonostante la stagnazione, i bilanci delle aziende restano in attivo e cresce la liquidità nei conti correnti, segno di una forte propensione a congelare i fondi in attesa di tempi migliori. Nel 2025 la dinamica occupazionale si è bruscamente inceppata, registrando un calo marcato della forza lavoro complessiva. Le assunzioni dipendenti hanno rallentato sia per i contratti a termine sia per i contratti a tempo indeterminato.
Se da un lato le buste paga sono cresciute a livello nominale, Bankitalia lancia un poderoso allarme sul lungo periodo: tra il 2008 e il 2023 il valore reale dei salari molisani si è ridotto in modo molto più violento rispetto alla media italiana, eroso da un costo della vita che non viaggia di pari passo con i guadagni. Di conseguenza, il potere d'acquisto è ridotto al lumicino. Le famiglie molisane scelgono però di rifugiarsi nei beni rifugio: volano le compravendite di case e aumentano i risparmi sia sotto forma di depositi bancari sia in titoli finanziari.
Il credito bancario al settore privato si è stabilizzato. I prestiti alle imprese continuano a scendere (specialmente nel settore manifatturiero), ma lo stop è compensato dalla ripresa del credito alle famiglie, trainato dal boom dei prestiti personali e dei mutui per l'acquisto della casa. Nota dolente sulla qualità del credito: crescono le sofferenze e i mancati pagamenti, pur concentrati in un ristretto gruppo di aziende in affanno. Sullo sfondo, prosegue la chiusura fisica delle filiali bancarie sul territorio, sostituite dalle app digitali.
Per quanto riguarda i conti della Regione Molise, la spesa pubblica degli enti locali è cresciuta, spinta dagli investimenti digitali dei Comuni.
Il disavanzo finanziario della Regione ha mostrato nel 2024 un timido miglioramento rispetto all'anno precedente, ma resta storicamente e drammaticamente tra i più elevati d'Italia in termini pro capite. Ciascun cittadino molisano nasce con un pesante fardello di debito pubblico sul groppone.





