Vertice investigativo internazionale al centro tossicologico Maugeri. La Procura di Larino schiera il Robert Koch Institute. Al via i test del sangue sui due familiari sopravvissuti, caccia alle tracce del veleno anche nella borraccia sequestrata.

CAMPOBASSO / PAVIA – Vertice internazionale a porte chiuse a Pavia per fare luce sul "giallo di Pietracatella", il drammatico caso di cronaca che vede la Procura di Larino indagare per duplice omicidio contro ignoti dopo la morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, madre e figlia uccise da un letale avvelenamento da ricina (una potente tossina vegetale ottenuta dai semi della pianta del ricino).
L'incontro si è tenuto nel pomeriggio di oggi presso il prestigioso Centro antiveleni e tossicologico "Maugeri" di Pavia. Un tavolo tecnico ad altissimo livello, durato esattamente dalle 16:00 alle 18:00, per definire la strategia scientifica capace di incastrare il killer.
All'incontro operativo hanno preso parte i vertici della magistratura molisana e i massimi esperti europei di guerra biologica e tossicologia:
Gli inquirenti: La Procuratrice capo di Larino, Elvira Antonelli, accompagnata dal Questore di Campobasso Domenico Farinacci e dal capo della Squadra Mobile, Marco Graziano. Per la difesa dei familiari delle vittime (Gianni e Alice Di Vita), era presente l'avvocato Vittorino Facciolla.
I superconsulenti: Il direttore del Maugeri, Carlo Locatelli, affiancato dai luminari del "Robert Koch Institute" di Berlino, il centro d'eccellenza tedesco per il controllo delle malattie e dei rischi biologici. In cattedra sono saliti il professor Christian Herzog (direttore del Centro per i rischi biologici e patogeni) e la scienziata Sylvia Worb (laboratorio tossine biologiche), nominati ufficialmente dalla Procura per l'incidente probatorio. Il Robert Koch Institute metterà a disposizione della magistratura molisana tecnologie di ultimissima generazione, in grado di isolare e rilevare molecole e micro-tracce di ricina all'interno di tessuti e superfici anche a distanza di molti mesi dall'avvelenamento.
Il cronoprogramma dei periti è serratissimo. L’equipe italo-tedesca dovrà analizzare in laboratorio 70 campioni di alimenti sequestrati all'interno dell'abitazione di Pietracatella, con un focus mirato su una borraccia rinvenuta nella dispensa della cucina. Successivamente, i tecnici faranno ritorno in Molise per un accurato e imminente sopralluogo nell'abitazione posta sotto sequestro, a caccia di tracce ematiche o pulviscolo del veleno su indumenti, mobili, divani e suppellettili.
La svolta nelle indagini potrebbe arrivare anche dai nuovi esami clinici disposti in queste ore su Gianni e Alice Di Vita, rispettivamente marito e figlia (nonché padre e fratello) delle vittime. I medici cercheranno nel loro siero la presenza di anticorpi specifici contro la ricina, un fattore biologico che confermerebbe in modo inconfutabile se anche i due superstiti abbiano assunto in passato (magari in dosi non letali) la medesima sostanza tossica.
Un caso internazionale complesso che vedrà scendere in campo anche gli agenti speciali dell'Ufficio federale della polizia criminale tedesca (Bka). Al termine del vertice pavese, la procuratrice Elvira Antonelli ha espresso viva soddisfazione per la cooperazione:
“La collaborazione scientifica e investigativa tra italiani e tedeschi è ottima, ed è un passo di fondamentale importanza per la risoluzione del caso. Presto arriveranno in Molise anche i poliziotti della Bka tedesca. Che cosa faranno nello specifico? Lo vedremo sul campo nei prossimi giorni”.







