La fotografia del Documento Unico di Programmazione 2026-2028: residenti sotto i 47.500, età media salita a 48 anni e nuclei familiari sempre più ridotti. Il saldo naturale registra oltre 300 decessi in più rispetto alle nascite.

CAMPOBASSO – Un capoluogo che perde residenti, fa sempre meno figli e vede salire inesorabilmente l'età media dei suoi cittadini. È il quadro a tinte fosche che emerge dall'analisi demografica contenuta nel Documento Unico di Programmazione (DUP) 2026-2028 approvato dal Comune di Campobasso, che traccia la mappa di un declino strutturale in atto da oltre due decenni.
Se nel 2001 la popolazione residente toccava quota 50.826, al 31 dicembre 2023 il dato si è fermato a 47.418 abitanti, segnando una contrazione netta di 3.573 persone. Il minimo storico si è registrato nel 2022 con 47.313 residenti; il lieve rimbalzo del 2023 (+105 unità ) non basta a invertire una tendenza di fondo ormai consolidata.
Il motore principale dello spopolamento è il saldo naturale fortemente negativo. Il divario tra nati e morti si fa ogni anno più profondo:
Nascite: Passate da 421 nel 2002 a sole 259 nel 2023.
Decessi: Attestati a 582 nel 2023, con un saldo naturale in passivo di -323 unità .
Tassi demografici: Il tasso di natalità è sceso all'8,3 al 5,5 per mille, mentre quello di mortalità è schizzato al 12,3 per mille.
Il ribaltamento anagrafico trova conferma nei dati sull'età media, passata dai 41,1 anni del 2002 ai 48 anni del 2024. I giovani fino a 14 anni si sono ridotti a 5.082, mentre gli over 65 sono saliti a 12.625. L'indice di vecchiaia attesta che oggi a Campobasso si contano 248,4 anziani ogni 100 giovani (all'inizio degli anni Duemila erano 122). Le ripercussioni demografiche si riflettono direttamente sul mercato del lavoro e sul tessuto sociale. L'indice di ricambio della popolazione attiva ha raggiunto quota 170: significa che per ogni 100 giovani pronti a entrare nel mondo del lavoro, ci sono 170 lavoratori prossimi alla pensione. L'indice di dipendenza strutturale sale a 59,6, segnalando che quasi 60 persone non attive gravano su ogni 100 soggetti in età lavorativa.
Infine, cambia il volto delle famiglie: nonostante la popolazione diminuisca, i nuclei familiari sono saliti a 22.002, ma sono sempre più piccoli e frammentati. Il numero medio di componenti è sceso da 2,75 a 2,13, evidenziando l'aumento di anziani soli, persone single e coppie senza figli. Una sfida epocale per le politiche pubbliche locali e regionali, chiamate a sostenere la natalità e a trattenere i giovani sul territorio.








