L'inchiesta sul duplice omicidio della 15enne Sara e della madre Antonella Di Ielsi, morte per avvelenamento da ricina, resta formalmente a carico di ignoti. L'uomo è stato ascoltato per la quinta volta in Questura.

PIETRACATELLA – Si stringe il cerchio degli accertamenti sulla tragica morte di Sara De Vita, 15 anni, e della madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, uccise da un'intossicazione acuta da ricina a Pietracatella. Questa mattina Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime, è stato nuovamente convocato in Questura a Campobasso dagli agenti della Squadra Mobile.
Si tratta del quinto interrogatorio per il 56enne, ascoltato esclusivamente come persona informata sui fatti: il fascicolo di indagine aperto dalla Procura di Larino per duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico prosegue infatti, allo stato attuale, rigorosamente contro ignoti.
La nuova convocazione di Di Vita arriva a pochissimi giorni dal sequestro di materiale informatico effettuato dagli inquirenti, che hanno apposto i sigilli a un computer e a una decina di pen-drive riconducibili all'uomo. Parallelamente, il 18 agosto la procuratrice Elvira Antonelli aveva sentito anche la figlia maggiore della coppia, Alice.
Secondo indiscrezioni emerse durante le ultime ore di indagine, il colloquio in Questura ha visto anche un confronto diretto tra il 56enne e un'amica di famiglia, un passaggio ritenuto fondamentale per incrociare dettagli, orari e testimonianze raccolte nei mesi scorsi. La Procura di Larino e la Squadra Mobile mantengono la linea del massimo riserbo sul potenziale sviluppo del caso. L'attività investigativa è stata capillare e mastodontica: finora sono state ascoltate circa 200 persone a vario titolo per ricostruire contatti, abitudini e la rete relazionale della famiglia Di Vita.
Alcune di queste, compresi il capofamiglia e la figlia Alice, sono state riconvocati a più riprese per fugare dubbi e chiarire eventuali discrepanze. Gli esami sui dispositivi elettronici sequestrati serviranno ora a verificare se la rete o i supporti digitali custodiscano tracce utili a risalire a chi abbia procurato il potente veleno.






