L'elaborazione sui dati INPS posiziona la regione al 15° posto in Italia. Paga media giornaliera a 80,35 euro per 234 giorni di lavoro. L'analisi degli artigiani veneziani: «Al Sud incide il peso di precarietà, part-time involontario e lavoro sommerso».

CAMPOBASSO / ISERNIA – Il Molise si attesta nella fascia medio-bassa della graduatoria nazionale per livelli retributivi, pur riemergendo sopra la coda del Mezzogiorno. Nel corso dell'ultimo anno, la retribuzione media lorda di un lavoratore molisano è stata pari a 18.804 euro, a fronte di una media di 234 giornate lavorative svolte e una paga giornaliera di 80,35 euro.
Il quadro economico ed occupazionale emerge da una dettagliata elaborazione condotta dall'Ufficio Studi della CGIA di Mestre sulla base degli ultimi dati ufficiali resi noti dall'INPS.
A livello complessivo, il Molise si posiziona al 15° posto nella graduatoria delle regioni italiane, riuscendo a precedere nell'ordine Sardegna, Campania, Puglia, Sicilia e la Calabria (fanalino di coda con 15.880 euro medi annui e soli 219,5 giorni lavorati).
In cima alla classifica si conferma saldamente la Lombardia, dove la retribuzione media annua raggiunge i 30.384 euro con una media di 259 giornate lavorate pro capite.
Disaggregando i dati su base provinciale, si evidenziano marcate differenze di reddito anche all'interno del territorio regionale:
Provincia di Campobasso: registra una retribuzione media annua di 19.086 euro, con un totale di 233 giornate lavorate nell'arco dell'anno.
Provincia di Isernia: si ferma invece a 18.065 euro medi annui, pur mettendo a referto un numero di giornate lavorate superiore, pari a 236,7 giorni. Il report della CGIA di Mestre mette in luce la persistenza di una vera e propria spaccatura strutturale tra Settentrione e Mezzogiorno. Se al Nord nel corso dell'anno si lavorano mediamente 255 giorni con una paga giornaliera di 108 euro, nel Sud ci si ferma a 228 giorni lavorati e 80 euro di compenso giornaliero.
A livello di singole province, il record di continuità occupazionale appartiene a Lecco (265,4 giornate), mentre la coda è occupata da Vibo Valentia con appena 195 giornate. Secondo gli analisti della CGIA, questo divario non è legato soltanto ai diversi contratti collettivi, ma è da attribuire alla forte incidenza nel Mezzogiorno di lavoro precario, part-time involontario, stagionalità prolungata e all'impatto del lavoro nero, per sua natura escluso dai rilevamenti ufficiali della statistica pubblica.







