La pista relazionale e le analisi a Berlino

CAMPOBASSO — L’inchiesta sulla drammatica scomparsa di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi, le due donne di Pietracatella uccise da un micidiale avvelenamento da ricina durante le festività natalizie, fa registrare nuovi e importanti scossoni. Nelle ultime ore, gli uffici della Questura di Campobasso sono stati teatro di una fitta serie di convocazioni che confermano la fase di forte accelerazione delle indagini coordinate dalla Procura di Larino.
Dopo i ripetuti e prolungati ascolti che hanno visto protagonista Laura Di Vita (cugina di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime), gli investigatori della Squadra Mobile hanno richiamato a sorpresa l'infermiere e amico di famiglia che, nei giorni scorsi a Natale, si era recato nell'abitazione per praticare le flebo alle due donne, colpite dai primi malori prima dei drammatici ricoveri in ospedale.
L'uomo, ascoltato come persona informata dei fatti, ha varcato la soglia di via Tiberio nel pomeriggio per un colloquio durato circa un'ora e mezza. La sua testimonianza è considerata cruciale dagli inquirenti per ricostruire con esattezza il quadro clinico e la cronologia esatta dei sintomi nei giorni che precedettero il decesso delle due donne, avvenuto a distanza di ventiquattr'ore l'una dall'altra tra il 27 e il 28 dicembre. Uscendo dalla Questura, l'infermiere ha tagliato corto con i cronisti: «Ho sempre cercato di aiutare Sara, per dovere e per etica professionale».
Il fascicolo d'inchiesta, aperto per duplice omicidio aggravato dall'uso di sostanze venefiche e formalmente contro ignoti, continua a concentrarsi sulle relazioni personali e sui rapporti all'interno della cerchia familiare e amicale. Nel fine settimana, infatti, la Squadra Mobile aveva già Torch-esaminato per ore un'altra figura chiave: una professoressa amica di Gianni Di Vita, ascoltata a lungo in un clima di crescente tensione investigativa.
Parallelamente alle audizioni, il cerchio si stringe grazie all'analisi informatica di smartphone e computer sequestrati nei mesi scorsi. Si attende inoltre il deposito ufficiale della super-consulenza tecnica affidata ai tossicologi del prestigioso 'Robert Koch Institut' di Berlino, un tassello ritenuto fondamentale per chiarire gli aspetti tecnico-scientifici di un giallo che, a distanza di mesi, scuote profondamente l'intera comunità molisana.







