Respinta l'istanza di scarcerazione per il cinquantenne arrestato a gennaio. La difesa punta tutto sul Riesame del 10 febbraio, mentre in via Cavour la protesta si fa estrema.

CAMPOBASSO – Le porte del carcere di via Cavour restano chiuse per il cinquantenne campobassano arrestato lo scorso 28 gennaio con l'accusa di maltrattamenti in famiglia. Il Gip del Tribunale del capoluogo ha sciolto la riserva mercoledì, rigettando l'istanza della difesa e confermando la custodia cautelare in carcere. Niente domiciliari, dunque, per l'uomo finito al centro di un'inchiesta condotta nell'ambito del "Codice Rosso".
A pesare sulla decisione del magistrato non sono solo i gravi indizi di colpevolezza raccolti dalla Polizia, ma anche lo spettro del passato. Nonostante risalgano a circa vent'anni fa, i precedenti penali dell'uomo sono stati ritenuti ancora rilevanti per valutare la pericolosità sociale e il rischio di reiterazione del reato.
Dall'altra parte, l'avvocato difensore Silvio Tolesino contesta fermamente l'impianto accusatorio, definendolo sbilanciato sulle sole dichiarazioni della persona offesa. Secondo la difesa:
Mancano prove terze: L'accusa si baserebbe quasi esclusivamente sul racconto della ex compagna.
Misura sproporzionata: Il carcere sarebbe una risposta eccessiva rispetto ai fatti contestati.
La reazione dell'indagato alla conferma della detenzione è stata immediata e drastica. Per urlare la propria estraneità ai fatti, l'uomo ha iniziato uno sciopero della fame e della sete. Una protesta pacifica ma estrema, che sposta l'attenzione sulle sue condizioni di salute all'interno del penitenziario, in attesa che il procedimento faccia il suo corso. L'indagine della Polizia ha delineato un quadro di presunte violenze e vessazioni che sarebbero durate anni, proseguendo – secondo la Procura – anche dopo la fine della relazione. Al centro del provvedimento cautelare c'è la necessità di proteggere l'ex compagna e il figlio minore, applicando il massimo rigore previsto dalle norme a tutela delle vittime di violenza domestica.
Tutte le speranze della difesa sono ora riposte nell'udienza di martedì 10 febbraio davanti al Riesame, che dovrà decidere se confermare la linea del rigore o concedere all'uomo una misura meno afflittiva.






