Inchiesta della Guardia di Finanza di Campobasso su un presunto buco da 800mila euro. Sotto la lente il meccanismo degli annullamenti dei titoli di viaggio. Il Riesame intanto annulla il maxi-sequestro di contanti.

CAMPOBASSO – Un sistema ingegnoso per far apparire i bus molisani più vuoti di quanto non fossero, ottenendo così rimborsi più ricchi dalla Regione. È l'ipotesi su cui lavorano le Fiamme Gialle del capoluogo, che hanno iscritto sette persone nel registro degli indagati per la gestione dei flussi finanziari della società Sati. Le accuse, pesantissime, vanno dalla truffa ai danni dello Stato alla frode nelle pubbliche forniture, fino all'appropriazione indebita.
Secondo la ricostruzione coordinata dal PM Anna Rita Carollo, tra il 2019 e il 2024 sarebbe andata in scena una sistematica manipolazione contabile. Il sospetto degli inquirenti è che molti biglietti venissero regolarmente venduti e poi fittiziamente annullati nel sistema informatico.
Perché farlo? Poiché la Regione Molise copre la differenza tra i costi del servizio e gli incassi dichiarati dalle aziende, abbassando artificialmente le entrate, la società avrebbe potuto incassare compensazioni regionali più elevate. La cifra contestata si aggira sugli 800mila euro.
Le indagini poggiano su pilastri che la Procura ritiene solidi:
Gli Utenti: Diversi passeggeri, ascoltati dai finanzieri, hanno negato categoricamente di aver mai chiesto l'annullamento dei propri titoli di viaggio.
La Gola Profonda: Una ex dipendente avrebbe raccontato di aver ricevuto l'ordine di distruggere documenti contabili compromettenti.
Il Software: Sotto esame un sistema informatico che, secondo l'accusa, sarebbe stato lo strumento tecnico per "aggiustare" la contabilizzazione degli incassi.
Un primo round giudiziario si è però chiuso a favore della difesa. Il Tribunale del Riesame, presieduto dal giudice Enrico Di Dedda, ha infatti annullato il sequestro di 106mila euro in contanti rinvenuti in un'abitazione privata durante le perquisizioni. Il tribunale ha accolto le tesi dei legali: le somme non sarebbero riconducibili ai reati ipotizzati e mancavano i presupposti d'urgenza per il sigillo. Sulla vicenda è intervenuto l'avvocato Guido Rossi, difensore di due indagati, che predica calma: «Siamo ancora in una fase preliminare — ha sottolineato il legale — Abbiamo piena fiducia nella magistratura e siamo certi che il prosieguo degli accertamenti chiarirà l'estraneità dei miei assistiti rispetto alle accuse». Per ora, il trasporto pubblico molisano resta al centro di una tempesta giudiziaria che promette di scuotere i vertici della mobilità regionale.






