A due mesi dalla tragedia, gli esami tossicologici eseguiti a Pavia, Bologna e in Svizzera non danno risposte. Attesi per marzo gli esiti definitivi di autopsia e analisi sui cibi.

CAMPOBASSO/PIETRACATELLA – Resta avvolto nel mistero il decesso di Sara Di Vita (15 anni) e della madre Antonella Di Ielsi (50 anni), morte a poche ore di distanza l'una dall'altra tra il 27 e il 28 dicembre scorsi. Nonostante la mobilitazione dei principali laboratori tossicologici europei, le cause della sospetta tossinfezione che ha distrutto una famiglia di Pietracatella rimangono ignote.
I campioni ematici delle due vittime sono stati passati al setaccio dall'Istituto 'Maugeri' di Pavia, sotto la direzione del professor Carlo Locatelli, e inviati in centri d'eccellenza a Bologna e in Svizzera.
Esito negativo: I test effettuati finora hanno escluso la presenza dei veleni più noti e dei composti potenzialmente letali solitamente associati a morti repentine.
Decine di test: Gli esperti stanno cercando sostanze rare o contaminazioni alimentari atipiche che potrebbero aver colpito Sara, Antonella e il padre Gianni (l'unico sopravvissuto) durante i pasti del 23 dicembre.
Prossimi step: La relazione finale di Locatelli è attesa nei prossimi giorni e potrebbe fornire una prima traccia concreta per risolvere il giallo.
Mentre i tossicologi analizzano il sangue, l'Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise sta esaminando i 19 campioni di alimenti e preparati sequestrati nelle abitazioni dei Di Vita.
Parallelamente, si attende il responso del medico legale Benedetta De Luca. Dopo l'autopsia del 31 dicembre, sono stati eseguiti campionamenti istologici sugli organi a Bari lo scorso 28 gennaio. L'incrocio tra i dati tossicologici e quelli anatomopatologici, previsto entro fine marzo, rappresenta l'ultima speranza per capire perché due donne sane siano morte dopo un accesso al Pronto Soccorso per sintomi gastrointestinali.
La Procura di Campobasso, con il supporto della Squadra Mobile, mantiene i riflettori puntati anche sulla gestione sanitaria del caso. Al momento risultano indagati:
3 medici del Pronto Soccorso del 'Cardarelli' di Campobasso.
2 medici della Guardia Medica.
L'atto è dovuto per accertare se, tra il 25 e il 26 dicembre (giorni in cui le donne chiesero aiuto), siano stati commessi errori diagnostici o se la tossina fosse talmente aggressiva da rendere vano ogni intervento. Gli inquirenti ribadiscono che nessuna ipotesi è esclusa. Si scava nella vita della famiglia, nelle abitudini alimentari e nei prodotti consumati, mentre l'opinione pubblica nazionale segue con il fiato sospeso un caso che sembra sfuggire a ogni spiegazione scientifica immediata. Pietracatella aspetta la verità, ma per ora il silenzio dei laboratori è l'unico dato certo.






