Mentre il sindaco Castrataro chiude la sua 12ª notte di protesta, il medico ed ex assessore lancia una proposta shock: «Pronto a turni notturni gratuiti per tamponare l'emergenza».

ISERNIA – Al dodicesimo giorno di mobilitazione, la protesta davanti all'ospedale "Veneziale" cambia pelle. Se da una parte c’è la politica delle barricate, con il sindaco Piero Castrataro che oggi smobilita la sua tenda per incontrare i vertici dell'Asrem, dall’altra emerge una proposta che punta tutto sul pragmatismo. A lanciarla è Domenico Di Baggio, medico ed ex assessore comunale, che ha deciso di rispondere alla crisi del Pronto Soccorso con un gesto dirompente: mettersi a disposizione gratuitamente.
Per Di Baggio, gli investimenti da 5 milioni di euro annunciati da Regione e Asrem sono una notizia positiva e responsabile, ma i tempi della burocrazia e dei concorsi non coincidono con i bisogni immediati dei pazienti.
«Sento il bisogno di fornire un contributo concreto — ha scritto il medico in un post che ha fatto subito il giro del web —. Per questo mi metto personalmente a disposizione, compatibilmente con il mio lavoro, per ricoprire gratuitamente i turni notturni al Pronto Soccorso di Isernia».
Quello di Di Baggio non è un gesto isolato, ma l'inizio di una possibile "task force" di volontariato professionale. Il medico ha infatti esteso l'invito a:
Medici in attività del territorio;
Colleghi in pensione ancora in possesso dei requisiti;
Professionisti che vogliono superare le «contrapposizioni sterili».
L'obiettivo è chiaro: creare un cuscinetto umano che permetta al "Veneziale" di respirare finché non arriveranno le nuove assunzioni previste per il 2026. Il dibattito a Isernia è ormai spaccato. Se il centrodestra contesta duramente i metodi del sindaco, giudicandoli scenografici ma poco risolutivi, la mossa di Di Baggio spariglia le carte. Il messaggio è diretto: in una sanità allo stremo, il tempo delle bandiere deve cedere il passo a quello dell'impegno civile.
«Le polemiche sono dannose — conclude Di Baggio — la differenza tra protesta e pragmatismo responsabile potrebbe essere l'unica via per salvare davvero il nostro ospedale».






