Vertice tra i sindaci Castrataro, Saia e Caruso per abbattere i muri amministrativi tra Molise e Abruzzo. La proposta: una rete interregionale tra i presidi di confine per salvare i servizi nelle aree interne.

ISERNIA – Le malattie non conoscono confini geografici, e ora anche la politica prova a scavalcarli. Al centro del dibattito torna con forza la strategia degli "accordi di confine", visti come l'unica scialuppa di salvataggio per la sanità nei territori montani tra Molise e Abruzzo. Ieri, un tavolo tecnico di alto profilo ha riunito il sindaco di Isernia Piero Castrataro, il presidente della Provincia di Isernia (e sindaco di Agnone) Daniele Saia e il primo cittadino di Castel di Sangro (nonché presidente della Provincia de L’Aquila) Angelo Caruso.
L'obiettivo è chiaro: trasformare i presidi sanitari di frontiera in una rete integrata che risponda alle esigenze reali dei cittadini, ignorando i limiti delle mappe regionali.
Il nodo centrale sollevato da Castrataro riguarda la discrepanza tra residenti e utenza effettiva. Il triangolo compreso tra Roccaraso, Castel di Sangro e l’Alto Molise vive di flussi turistici massicci che triplicano la popolazione durante l'anno.
«I commissari della sanità devono portare a Roma dati reali, non solo anagrafici», ha ammonito Castrataro. «Dobbiamo immaginare una progettualità comune tra i nostri tre ospedali. Se restiamo chiusi nel recinto del comune o della regione, non usciremo mai da questa crisi».
Non è una proposta inedita, ma stavolta c'è l'urgenza di passare dalle parole ai fatti. Il dialogo, iniziato già prima del 2018 e ripreso nel biennio 2021-2022, sembra aver trovato una sponda nel Governatore molisano Francesco Roberti, il quale ha recentemente ribadito che per il "Caracciolo" di Agnone il potenziamento del Pronto Soccorso passa inevitabilmente per una sinergia con l'Abruzzo.
Ora la palla passa ufficialmente ai due Presidenti di Regione: spetta a loro formalizzare intese che permettano di scambiare servizi, personale e competenze tra i presidi di Isernia, Agnone e Castel di Sangro. Il messaggio lanciato dai tre amministratori è un invito al pragmatismo. In aree dove la carenza di personale e i tagli lineari stanno svuotando i reparti, l'unione delle forze tra province limitrofe sembra essere l'unico modo per garantire il diritto alla salute in montagna. L'integrazione interregionale non è più un'opzione, ma una necessità strutturale.






