Dopo cinque ore di dibattito, Palazzo San Francesco approva un documento unico per salvare l'ospedale. Superate le frizioni sulla "tenda" del sindaco: ora la palla passa a Regione e Commissari.

ISERNIA – Il boato della piazza di domenica scorsa è arrivato forte e chiaro fin dentro l'aula consiliare. Dopo un confronto fiume durato oltre cinque ore, il Consiglio comunale di Isernia ha deposto le asce di guerra politiche per siglare un patto unitario in difesa della sanità pubblica. Un documento di indirizzo che non è solo una lista di lamentele, ma un mandato preciso: blindare il "Veneziale" contro il rischio di smantellamento.
Il testo finale è nato dalla fusione delle proposte di Alex Paniccia (Comunità Attiva) e Pietro Paolo Di Perna (Fratelli d’Italia). Una sintesi che istituzionalizza la protesta popolare, ma con un occhio attento alla gestione: il capogruppo di Alleanza per il Futuro, Giovancarmine Mancini, ha infatti preteso l'inserimento di clausole sul controllo rigoroso dei conti per arginare gli sprechi di denaro pubblico.
Le richieste chiave del documento:
Assunzioni stabili> Stop ai contratti d'emergenza; via libera a concorsi a tempo indeterminato per pediatria, ostetricia, cardiologia, oncologia e ortopedia.
Pronto Soccorso> Interventi strutturali e organici parametrati al reale flusso di pazienti, non più soluzioni "tampone".
Punto Nascita ed Emodinamica> Risposte ufficiali da Asrem e Commissari sulla loro piena operatività nel Piano Operativo 2026-2028.
Attrattività > Mandato al sindaco Castrataro per creare incentivi territoriali che spingano i medici a scegliere Isernia.
Non sono mancate le scintille, soprattutto sulla scelta del sindaco Piero Castrataro di dormire in una tenda davanti all'ospedale dal 26 dicembre. L'opposizione ha criticato duramente il gesto, leggendolo come una mossa elettorale solitaria in vista del 2027.
La replica del primo cittadino è stata però una "operazione verità " sui numeri:
«La tenda è il simbolo della sconfitta della politica, di tutti noi — ha ammesso Castrataro —. Ma era l'ultima cosa rimasta da fare. In due anni la situazione è precipitata: i verbali di Roma dicono che i Commissari volevano chiudere il Punto Nascita di Isernia a favore di Termoli, nonostante il Ministero dicesse di tenerli aperti entrambi. È stata la rottura totale».
Castrataro ha sollevato anche il tema del rapporto con la sanità convenzionata, usando la metafora della "torta" economica: «Se il privato fa ciò che dovrebbe fare il pubblico, e il pubblico in 15 anni è passato da 1600 a 600 posti letto, il sistema crolla. Possiamo comprare macchinari da milioni di euro, ma senza medici sono rottami. Se non risolviamo questo problema, il Molise rischia di non esistere più. E non è una questione di destra o sinistra: i numeri non hanno colore politico». La seduta si è chiusa con un appello alla dignità dei cittadini. Per il Consiglio, Isernia non è "terzo mondo" e il diritto alla salute, sancito dalla Costituzione, deve tradursi in fatti. La speranza, secondo l'aula, non risiede più nei singoli leader, ma in quelle migliaia di persone che domenica hanno urlato in silenzio il proprio bisogno di cure.






