Ufficializzato lo stop al polo delle batterie: il progetto è definitivamente accantonato. La Uilm chiede a Stellantis un piano B immediato per salvare lo stabilimento e i lavoratori "esiliati" in Francia.

CAMPOBASSO / TERMOLI – La notizia che il territorio temeva da mesi ha ora i contorni gelidi dell'ufficialità: la Gigafactory di Termoli non si farà. La decisione di ACC (Automotive Cells Company), la joint venture tra Stellantis, Mercedes e TotalEnergies, ricalca quanto già avvenuto in Germania, mettendo una pietra tombale sulle speranze di riconversione elettrica del sito molisano.
A dare l'annuncio sono Gianluca Ficco (segretario nazionale Uilm auto) e Francesco Guida (Uilm Campobasso), reduci da un faccia a faccia con la direzione aziendale che ha confermato l'accantonamento definitivo del progetto.
Fallito il piano delle batterie, la sopravvivenza dello stabilimento di Termoli — per oltre mezzo secolo eccellenza mondiale nella propulsione — passa necessariamente per il ritorno alla "vecchia" meccanica. I sindacati chiedono a Stellantis di passare dalle promesse ai fatti su due fronti specifici:
Cambio Edct: La produzione dei cambi per le vetture ibride.
Motori GSE: L'ammodernamento dei propulsori per lo standard Euro 7.
«Senza la Gigafactory — avvertono Ficco e Guida — l'unico modo per evitare il baratro è l'arrivo immediato di nuove commesse meccaniche. Termoli deve ricevere prodotti capaci di garantire occupazione nel lungo periodo».
C'è poi una questione umana e contrattuale urgente. Attualmente 34 lavoratori (di cui 21 ex Stellantis), che erano già stati assunti da ACC in vista del progetto molisano, si trovano in Francia per la formazione. Con la cancellazione della fabbrica di batterie, questi dipendenti rischiano di restare in un limbo occupazionale. La Uilm è categorica: «Stellantis deve riassumerli immediatamente». Il futuro di Termoli torna a essere legato a ciò che ha fatto la sua fortuna per 54 anni: motori e cambi. La Uilm ha già sollecitato un incontro urgente con la direzione di Stellantis. Non si accettano più rinvii: il sindacato pretende un cronoprogramma chiaro che tuteli le competenze di migliaia di operai che non possono restare vittime di una strategia dell'elettrico rivelatasi, per ora, un vicolo cieco.






