L'inizio del 2026 porta in dote pedaggi e gasolio più cari. La CGIA di Mestre fotografa il declino: a Campobasso la crisi picchia più duro, persi 66 padroncini in dieci anni.

CAMPOBASSO / ISERNIA – Non c’è pace per i giganti della strada molisani. Il 2026 si è aperto con una "tempesta perfetta" di costi che rischia di mandare fuori strada definitivamente le piccole imprese del territorio. Agli aumenti dei pedaggi autostradali (+1,5%) si è sommata la fiammata del gasolio (+3,6%), un mix micidiale per un settore che in Molise rappresenta il vero polmone del commercio, dato che oltre l'80% delle merci viaggia su gomma.
I dati elaborati dalla CGIA di Mestre restituiscono la fotografia di un decennio (2015-2025) di sofferenza. In Molise, la flotta delle imprese di autotrasporto si è assottigliata drasticamente, passando da 533 a 460 unità .
Campobasso: È la provincia che paga il tributo più alto. In dieci anni hanno chiuso i battenti 66 aziende, con una contrazione del -15,7%.
Isernia: La resistenza è maggiore, ma il saldo resta negativo con 7 cessazioni (da 112 a 105 realtà attive).
Per una micro-impresa molisana, l’aumento dei costi energetici non è solo una voce di bilancio, ma un ostacolo insormontabile. A differenza dei grandi colossi della logistica, i piccoli trasportatori non godono di rimborsi agevolati sui pedaggi o di crediti d'imposta strutturati sulle accise.
Secondo le stime, ogni singolo mezzo pesante costerà mediamente 2.000 euro in più all'anno solo per il rifornimento di carburante. Un aggravio che erode i margini di guadagno già ridotti all'osso.
Oltre ai costi fissi, a soffocare le imprese sono i cronici ritardi nei pagamenti da parte dei committenti. Su questo fronte, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha deciso di sfoderare il pugno di ferro con una nuova circolare: chi non paga nei tempi previsti rischia sanzioni pesantissime, fino al 10% del fatturato annuo. Un intervento necessario per iniettare liquidità in un sistema che rischia l'asfissia.






